Intervengono:



giangualano

Patrizia Giangualano ha sottolineato come i consigli di amministrazione debbano essere parte attiva sui processi di cambiamenti in ambito ESG, ponendo domande non solo una volta all’anno ma attraverso un monitoraggio continuo. Dal suo punto di vista, il 2015 è stato un anno fondamentale perché per la prima volta gli obiettivi di carattere generale e in ambito climatico, si sono trasformati nell’agenda 2030 con una serie di goal specifici e dei target da raggiungere.  Questo ha rappresentato un passo straordinario, insieme all’Accordo di Parigi e all’intervento del Papa con la laudato sì con la quale si comincia a parlare anche di aspetti sociali. Quindi nel 2015 ci si è resi veramente conto della necessità di trasformare le idee in azioni concrete anche all’interno delle aziende. Già nel 2014 è arrivata la direttiva europea che poi ha trovato applicazione in Italia nel decreto legislativo n. 254 con il quale si è imposto alle aziende di maggiori dimensioni l’obbligo di redigere una rendicontazione di carattere non finanziaria. Oggi questa normativa è stata rivista con la direttiva CSRD: imponendo di integrare le informazioni di carattere non finanziario nel bilancio con un report di sostenibilità basato su numeriche. 
Secondo Patrizia Giangualano non bisogna porsi budget e obiettivi di breve periodo ma occorre guardare al lungo periodo e l’obiettivo deve essere il raggiungimento del successo sostenibile con un ascolto continuativo degli stakeholder. Introdurre una cultura aziendale basata su obiettivi ESG è una sfida molto difficile che comporta il cambiamento del modo di ragionare e di lavorare, in particolare collaborando in partnership con la propria filiera.

 

 

 

eaj

Enrica Acuto Jacobacci di Jacobacci & Partners ha parlato delle politiche ESG attuate in azienda con l’obiettivo di arrivare alle generazioni future. Ritiene che cambiare le regole non sia facile, ma che modificare la cultura aziendale sottostante richieda ancora più tempo e sia ancora più difficile. Si tratta infatti di un lavoro da fare costantemente, giorno dopo giorno, come una goccia d’acqua che cade per scavare nella roccia. Non è un lavoro che puoi imporre e non è un lavoro up-down perché il cambiamento della cultura aziendale deve partire dal basso, solo così potrà veramente realizzarsi.

Per molti anni la cultura di impresa è stata una cultura molto diversa da quella di oggi, sviluppata agli inizi dell’industrializzazione come un sistema quasi militare fortemente basato sulla gerarchia, e soprattutto prevedendo una cultura competitiva. Oggi invece si parla di cultura collaborativa.

 

 

 

stoppioni

Per Elena Stoppioni di Lombardini 22 i KPI per le politiche ESG sono fondamentali perché consentono alle aziende di avere dei riferimenti numerici precisi e di sviluppare delle road map dettagliate. Ritiene che l’impact investing, ovvero la realizzazione di investimenti legati a obiettivi sociali misurabili e che allo stesso tempo generano un ritorno economico per gli investitori, sia il futuro. Oggi occorre capire che se esiste una tassonomia europea degli investimenti sostenibili è perché investire in ambito ESG, riduce e mitiga il rischio climatico che è sotto gli occhi di tutti.

Ritiene che in questi anni si sia perso tempo, quindi il termine “sostenibilità”, dal latino “sustinere” cioè “sostenere”, non funziona più oggi: non si può sostenere un elemento, un corpo malato perché altrimenti muore. In conclusione, per la Stoppioni occorre rigenerare e quindi passare dall’economia della sostenibilità e del non arrecare danno, all’economia della rigenerazione per il pianeta.

 

 

 

 

Lago

Daniele Lago di Lago Spa ha evidenziato come effettivamente le aziende più sostenibili, siano anche quelle con maggiori profitti. Ritiene che nel momento in cui si costruisce un brand significativo e duraturo, in modo naturali si è portati verso la sostenibilità perché in automatico si è indirizzati verso il rispetto per le persone e per il pianeta.

In Lago Spa si è iniziato a parlare di sostenibilità 15 anni fa quando Daniele Lago ha scritto un documento dal titolo “La grande idea” riportando il suo approccio all’impresa. Da quel giorno sono passati da 2 milioni di euro di fatturato a 63 milioni di euro nel 2022. Questo significativo cambiamento in termini di fatturato è avvenuto anche grazie al cambiamento importante nell’approccio culturale.

Per il futuro, Daniele Lago auspica che nelle aziende la sostenibilità diventi un principio così radicato nella cultura aziendale da rendere superflue le Business Unit specificamente dedicate alla sua gestione

 

 

Citterio

Annalisa Citterio di Iveco Group ha descritto la strategia ESG dell'Iveco Group, incentrata su quattro pilastri: carbon footprint, sicurezza dei dipendenti e di coloro che utilizzano i loro prodotti, circolarità, ed inclusione e coinvolgimento della filiera.

In merito alla sostenibilità. Iveco Group ha focalizzato la sua attenzione su due aspetti fondamentali:

  1. Primo, la coerenza tra i messaggi interni e le azioni esterne, mirando a prevenire il Greenwashing. A tal fine, l'azienda ha adottato fin dall'inizio un approccio scientifico alla sostenibilità per fornire agli stakeholder dati tangibili e affidabili.
  2. Secondo, l'importanza di azioni quotidiane e gesti semplici per coinvolgere attivamente le persone nel processo.

 

 

 

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